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Condividere idee con la sharing economy

Ovvero quando condividere significa guadagnarci…ma non senza rischio!

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I risultati di questa innovazione dirompente si sono rivelati straordinari. Gli introiti totali relativi ai cinque maggiori settori dell’economia della condivisione (scambi finanziari tra pari, personale recrutato online, alloggi, car sharing e streaming di musica e video) secondo le stime di PricewaterhouseCoopers, potrebbero aumentare dai circa 500 milioni di oggi a 9 miliardi di sterline, entro il 2025 nella sola Gran Bretagna.

Se da un lato questa economia innovativa nutre elevate prospettive di crescita, sussiste pur sempre l’emergenza dettata da nuovi fattori di rischio che devono essere risolti al fine di assicurare un futuro sostenibile a tutti gli attori in gioco.

Operando esclusivamente online, la sharing economy può sia rivolgersi ad un pubblico globale attraendo utenti a livello internazionale che semplicemente avere come obiettivo un’area specifica.

L’aumento della dipendenza da Internet e dagli smartphone ha altresì incrementato il proliferare  di alcune attività commerciali condivise  come ad esempio il sito di pernottamenti online Airbnb, il servizio di trasporto Uber, la piattaforma di condivisione musicale Spotify, il servizio di pulizia Hassle.com. Gli effetti di questa tecnologia stanno impattando significativamente altri settori economici: da quello alimentare al fitness, dai Media all’industria del divertimento e della moda.

Nel 2014 il governo britannico ha chiesto a Debbie Wosskow, amministratore delegato di Love Home Swap (la prima società al mondo che pratica lo scambio di abitazioni tra privati) di produrre un parere indipendente al fine di formulare una serie di raccomandazioni su come il Regno Unito potesse continuare a svolgere un ruolo attivo nell’incrementare lo sviluppo di questo settore. Nella ricerca intitolata “Come sbloccare la sharing economy”, la Wosskow notava che , nonostante fosse  richiesto un certo grado di cautela nell’affrontare una tecnologia tanto dirompente, i benefici potenziali associati alle opportunità offerte dalla condivisione fossero assoluti e pertanto di come fosse necessario – affinchè la sharing economy potesse prosperare - un approccio collaborativo da parte di tutti gli interessati.

Credere nella sharing economy

Uno dei pilastri della sharing economy è la fiducia tra le parti. Spesso infatti il  consumatore deve avere una sorta di fede cieca quando mette beni e servizi in vendita su una piattaforma digitale. Per esempio, un appartamento può essere  affittato dal proprietario, attraverso una piattaforma dedicata, ad un individuo che lo utilizza per farci una festa  e i cui invitati possano causare danni per un valore  superiore a quello coperto dal deposito richiesto.

 Dall’altro lato, il destinatario acquirente è sempre sottoposto al rischio che l’articolo, il servizio o il prodotto condiviso possa essere di qualità inferiore rispetto allo standard pubblicizzato all’origine. Frequenti imprevisti di questo genere sarebbero in grado infatti di scoraggiare qualunque persona alla condivisione online, poichè aumenterebbero a dismisura gli interrogativi su chi debba coprire i costi qualora qualcosa di simile accadesse loro.

Nuove preoccupazioni riguardano  più in generale i temi della privacy, la soluzione delle controversie, i giudizi non veritieri e una regolamentazione più severa potrebbero poi contribuire a delegittimare questo nuovo mercato.

Le nuove “piazze digitali”, che offrono ai partecipanti piattaforme che consentono loro di incrociare  le rispettive domande ed offerte di prodotti e servizi,  hanno sin dall’inizio scelto di non assumersi  responsabilità relativamente a danni o imprevisti e di conseguenza non sono in grado di fornire alcuna  protezione agli utilizzatori. Fino ad ora, le imprese assicurative hanno pertanto trovato parecchie difficoltà a garantire protezione agli utenti poichè non sussiste un interesse assicurabile diretto nell’articolo, prodotto o servizio condiviso.

Qual’è la risposta dell’industria assicurativa al fine di proteggere il valore e l’integrità dell’economia della condivisione?

E’ prioritario stabilire un quadro regolatorio che supporti e promuova la fiducia all’interno della sharing economy, specialmente in un  mercato dove gli utenti o non sono assicurati o non lo sono in maniera adeguata.

Grazie al numero in rapida crescita delle imprese coinvolte in questa economia  e all’incremento in parallelo dei dati disponibili, l’Associazione dei Broker Assicurativi Britannici (BIBA) ha recentemente pubblicato una guida che esprime l’urgenza per l’industria assicurativa di risolvere i rischi associati a questo nuovo settore secondo una modalità innovativa ed efficiente.

Noi la consideriamo una vera priorità e stiamo lavorando su soluzioni che possano risultare efficaci sia per il venditore  che per l’acquirente; valutiamo le  dinamiche della condivisione con stranieri, gli aspetti qualitativi del prodotto o del servizio, le conseguenze per danno, perdita o furto e le possibili azioni legali. Oltretutto, le imprese che adotteranno misure in grado di attenuare i timori potenziali degli utenti non solo si assicureranno il successo ma otterranno anche un vantaggio competitivo sui concorrenti diretti che operano senza alcuna assicurazione.

Costruire una rinnovata consapevolezza  e coinvolgere gli attori in questo eccitante nuovo spazio è parte della nostra strategia volta ad aiutare i clienti  ad offrire le soluzioni più adeguate per tenere sotto controllo i rischi che stanno emergendo da un mondo in rapido cambiamento. Con le giuste soluzioni,  l’industria assicurativa  sarà in grado di promuovere la  fiducia nella sharing economy, di  offrire maggiore credibilità  a tutte quelle attività e quei luoghi di scambio che incorporano questi prodotti, e creare  una economia della condivisione più flessibile, equa e sostenibile.

Per ulteriori informazioni contattate Davide Gilli, davide.gilli@xlcatlin.com

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